Un uomo..come pochi..

Pubblicato il da gbordons

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Ero piccolo ma non così piccolo. Mio padre come tutti i padri era il mio eroe. Lui correva in kart poi in macchina poi è arrivata mia sorella e subito dopo io e ha iniziato a correr dietro a noi. Ha messo via il suo sogno, il più grande suo: quello del pilota. Era bravo lui, mio padre intendo, come dal resto lo è stato e lo è con tutti gli sport in cui si è cimentato. L'eroe di mio padre era Ayrton. Ayrton Senna. Per questo lui per me  ovviamente era il mio super eroe: era l'eroe del mio eroe!

 

Per riflesso condizionato amavo i motori, ogni genere di veicolo a  motore e ovviamente la velocità.  Il fatto è, che io, in realtà amavo già di mio quelle cose lì, il profumo della benzina, l'odore delle gomme bruciate, il rumore martellante nei timpani delle orecchie di quando il motore del mio kart arrivava a 19 mila giri sulla pista di Lonato. Adoravo la sensazione di quando abbassavo la visiera del casco e tutto il mio mondo era dentro quel volante duro. Mi estraniavo da tutto il resto!

 

Arrivava il venerdì e iniziavano le prove di formula uno, mio padre era attaccato alla tele, io lì, al suo fianco, seduto sullo stesso divano mentre incitava e rendeva tutto più epico (a volte esagerando non poco). Mi piaceva vedere quel brasiliano. Era proprio bravo, veloce e determinato. Ero piccolo si, ma non così piccolo da non capire che era un illuminato! 

 

Ricordo quel giorno che finalmente vinse il gran premio del suo paese, del suo Brasile, dopo che il suo cambio si era bloccato sulla sesta marcia. Gli ultimi giri hanno tenuto tutti col fiato in gola. Il mio pure! Aveva tenuto duro come un gladiatore, riuscendo a portare al traguardo, al primo posto, la sua vettura. Dalla fatica e dallo sforzo era svenuto, era devastato. Le spalle e le braccia erano distrutte dalla fatica. Eppure, eppure una volta salito sul gradino più alto del podio aveva alzato la bandiera del suo paese e poi la coppa pesante. In quell'istante tutto il suo Brasile era esploso ed imploso. Cielo santo faticava a stare in piede e a stringere le mani eppure ha alzato quella coppa pesante su, verso cielo, verso i suoi brasiliani che facevano tremare, in quell'istante, tutta la terra. Un gesto che aveva una carica simbolica per quella gente piegata dalla propria situazione sociale incredibile. Quell' ometto aveva sempre dato speranza e luce al suo popolo, e, non solo al suo,  attraverso la sua determinazione, il suo talento, la sua correttezza. Era un esempio di sportivo ma ancor più di uomo. 

 

Senna si era promesso che se fosse arrivato in alto avrebbe aiutato chi stava in basso. Non manco' alla sua promessa. Ovvio, era uno leale! Molti bambini brasiliani grazie alla sua associazione hanno potuto frequentare una scuola. Hanno potuto imparare, avere una formazione. Non è cosa da poco! Aveva un cuore grande.

 

 

Quel primo maggio di vent'anni fa me lo ricordo bene. Mi ricordo sin dalle qualifiche del venerdì. L'incidente di Barrichello, poi la morte di Ratzemberger il sabato. Mi ricordo lo sguardo spaesato e pieno di incertezza di Ayrton nella sua monoposto sulla griglia di partenza. Mi ricordo i primi giri dietro la safety car e mi ricordo quella curva. Quella dannata curva del tamburello. Mi ricordo quel botto. Mi ricordo l'incredulità di quello che era successo. Non poteva esser reale. Eppure lo era. Tutto poi cambiò.

 

Allora non sapevo ancora che in quel giorno tutta la mia vita prese una piega totalmente diversa. Me ne rendo conto solo ora, in questo istante mentre scrivo queste parole. 

 

In una maniera sottile quel brasiliano mi aveva aperto un mondo, purtroppo non era quello delle corse (tutta la gente dietro ai motori cambiò col tempo anche nelle piccole categorie, era tutto basato sul dio denaro  e sulla politica, non c'era più quella competizione, quella voglia di divertirsi, della velocità pura a se stessa, ed io, tutto ciò non riuscivo a sopportarlo,  in me non c'era abbastanza talento o abbastanza denaro per sfondare). Ma quel brutto giorno di vent'anni fà mi si apri il mondo della condivisione. Di fare qualcosa che fosse più grande. Mi si impianto' dentro un seme, quello di lasciare un segno forte dietro. Ayrton come ho detto era un illuminato e come tale ha illuminato il suo popolo e molta altra gente. Aveva una missione e la sentiva dentro fortemente, una missione concessa non per caso e non per caso obbedì a questa chiamata. Ognuno di noi ne ha una! Questo è ciò che è  riuscito a  passarmi ed oggi, tutto questo mi è più chiaro. Oggi mi è chiara la provenienza di molte mie scelte, di molti miei modi essere. 

 

Senna non era solo un grande pilota. Era molto di più.

 

Vedere, qualche sera fa in televisione la ricostruzione della sua storia mi ha aperto un buco, una voragine nello stomaco. Avevo le lacrime agli occhi esattamente come le ho ora mentre scrivo questi miei pensieri.  Ho fatto un tuffo nel passato, nei sogni di quando ero bambino. Ho risentito dentro il cuore tutto ciò che è cambiato in questi ultimi vent'anni, tutte le perdite avute, tutte i vuoti che mi hanno divorato. Tutti i sogni accantonati.

 

 

 

La foto che mi ritrae con Senna è stata scattata a Monza. Poco prima che prendesse l'elicottero subito dopo il Gran Premio d'Italia. Quel giorno, in quell' anno non aveva vinto. Eppure, eppure aveva trovato il tempo e la voglia di fare una foto con un bambino qualsiasi, anzi, ricordo bene che dopo il primo scatto fece cenno a mio padre di farne un 'altra nel caso non fosse venuta. Poi prese un evidenziatore e mi autografo' un poster, mi diede una pacca, mi fece un sorriso e se ne andò. In quel gesto era racchiusa tutta la sua grandezza, la grandezza di un uomo che sapeva bene di esser un uomo.

 

"Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita."  - Ayrton Senna

 

 

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