Per essere liberi bisogna sapersi spogliare

Pubblicato il da gbordons

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Per eventi o situazioni, a volte anche per scelta, altre per qualcosa che non è la tua volontà, ti ritrovi lontano dal posto in cui sai che quello è l'abito cucino su di te. Per me, quel luogo, si chiama montagna. Là, è dove io sono io. Punto. Non devo essere per forza un eroe, un estremista, un idolo, un atleta. Non lo so sono e non lo sarò mai. Tuttavia, là, mi sento a casa, e, per questo faccio il possibile per restarci. 

 

A volte capita, e, se sei un attimo attendo ti renderai conto che quelle volte sono molto più frequenti che rare, di vedere parte dei puzzle incastrarsi magicamente. In realtà, quei pezzetti sono sempre stati li, ma doveva arrivare il loro tempo affinchè si mettessero in circolo nell'universo e finissero per intersecarsi l'un con l'altro. Un occhio attento poi li vede.

 

La stessa cosa accade non solo per le situazioni, ma anche con le persone. Ti piombano nella vita, ci restano un poco o tanto e poi escono. A volte dalla porta di servizio senza far rumore, altre dalla finestra frantumandola in mille pezzi.

 

Tutto ciò, parafrasando Alessandro Baricco, " sono come domande. Passa un minuto oppure anni, poi la vita risponde".

 

Si incontrano persone, si scambiano idee.  Ci si distrugge, ci si fortifica.

 

Tutto ciò edifica. Allo specchio, alla fine, vedi il risultato.

 

Sotto pressione perdiamo il contatto con la realtà, ma ci avviciniamo all'essenza. Sotto pressione poi nascono i diamanti dal carbone. 

 

Mi ritrovo con  gli occhi zuppi di cime o valli o laghi o alberi. 

 

A tratti, in quei luoghi, mi muovo per il gusto del sapore del mio sudore, per la necessità di sentirmi il fiato mancare o le gambe dure che si infiammano sperando in una resa. Una sfida verso e solo contro me stesso. Ma non è sempre così, perchè il più delle volte, è la voglia di riempire gli occhi dei colori e della magia di cui il mondo circostante si veste.  

La voglia di esser lassù, anzi detta all' inglese che rende meglio l'idea: through. 


Là,  c'è un' inspiegabile facilità all'abbandono verso la grandiosità circostante, verso l'energia che si sprigiona.

Là, è facile sentirsi parte di qualcosa. 

 

Fatto sta che il richiamo è forte, e, non ne posso fare a meno, non ne voglio fare a meno!

 

 

L'altro giorno ho preso la bici, sono salito nella mia valle, la Val Grosina. Sono arrivato nella mia baita, località Malghera, con l'amico Giacomo. Ci siamo cambiati maglietta e scarpe e abbiamo iniziato a corricchiare verso il Sassalbo. Dal paese alla cima, "by fair means", vecchio stile. Tranquilli. Un pò di voglia di faticare, un pò di voglia di stare immersi il più possibile nel verde settembrino.

 

Vicino alla croce di vetta, sul versante svizzero,  incrociamo Franco, un signore di Poschiavo. Condividiamo gli ultimi metri e uno scambio fugace di battute. Inizia a nevischiare, chiudiamo l'anello attraverso il passo di Malghera. Ora piove, ma è piacevole. Ha un suo fascino. Passiamo vicino al Lach del Dragh (Lago del Drago) e poco più avanti sovrastiamo da un dosso tutto lo splendore del Lago di Malghera, sorrido mentre una serie di ricordi nuovi e lontani vi rimbalzano sopra.

 

Riguadagniamo la baita. Accendo il fuoco e beviamo  una birra ipnotizzati dalle fiamme che ardono nel camino. Ci rilassiamo. Diamo tempo ai pensieri di fare il giro e depositarsi come cenere. Respiriamo.

 

 

 

Dai sangue al cuore e dentro vi brucerà la fiamma che illumina l'anima. Tutto il resto è noia.

 

 

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ps: giustamente  Giacomo per una volta si è spogliato della sua macchina fotografica e si è gustato la libertà del non dover pensare all' esposizione e all'angolazione. Le foto sono dal mio telefonino quasi defunto, quindi pardon per la qualità! :-)

 

 

 

leggero, veloce, profondo

giuliano "bordons" bordoni

 

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