Bruno Mottini e la sua discesa dalla Nord-Est del Pizzo Roseg

Pubblicato il da gbordons

                                winter 2834

bruno mottini

 

Una valle estesa e lunga. Una montagna imponente e maestosa. Una Nord che ha il suo perché. Una storia di quella parete di un certo spessore, di un certo peso. Pizzo Roseg, parete nord-est: nel 1977, Heini Holzer impegnato nella discesa scivolò e morì. 

 

 

Immaginatevi tutti i pensieri che possono affollare la mente di qualcuno che sta percorrendo la Val Roseg con l'idea di provare quella discesa. Immaginatevi di arrivare al rifugio senza alcuna persona intorno. Immaginatevi di dover batter traccia tutto il tempo. Immaginatevi di fare passo dopo passo la vostra scalata fino alla cima da soli. Tutto il peso psicologico di una discesa ripida e non poterlo neppur dividere con il proprio compagno!

 

A metà parete faccio dietro front. Scendo. Sto male, male dalla sera prima. I motivi o le scuse  non contano, non sono contemplate,  perché il succo è uno solo: sono sceso lasciando tutto lo sbattimento del batter traccia e della pressione psicologica sulle spalle del mio forte amico. Sono sceso, sono tornato, ho fallito. Non ero pronto, non ero forte abbastanza, avevo troppa paura, ero malato. Scegliete voi il motivo, non conta, sono sempre i fatti che contano alla fine della storia, le sfumature si sfumano! 

 

Il tempo che ci metto a portarmi in zona sicura è lo stesso per Bruno a raggiungere la cima del Pizzo Roseg. Con lui solo una corda da 50 metri scarsa, due viti e un nut. Tutto ciò che gli serve. O meglio: tutto ciò che serve a lui.

 

Dalla base lo vedo che dalla cima si appresta a scendere.  Intuisco il suo armeggiare con le abalakov per le prime tre doppie a causa del ghiaccio vivo. Poi una sezione tra rocce affioranti gli richiede delicatezza. Eccolo nei due terzi di discesa dove una  lingua di ghiaccio divide il nevaio pensile. Mi aspetto un' altra corta doppia, invece scioccato lo vedo prendere velocità e traversare come un razzo il vetrato. Rabbrividisco e rimango senza fiato!

 

"Ho visto della neve bella al di là della lingua di ghiaccio, ho pensato di mettere gli sci piatti sul ghiaccio e raggiungerla veloce, se fossi entrato di lamina sarei inevitabilmente scivolato."  

 

Eccolo ora inanellare bellissime curve e trovarsi poco sopra al passaggio di misto dove ci siamo salutati un paio di ore prima. 

 

Bruno non trova nulla per una buona sosta, così disarrampica la zona di misto. Rimette gli sci ai piedi e scende con uno stile unico e una padronanza incredibile l'ultima parte della parete. 

 

Parte un suo urlo di gioia, un urlo che lascia uscire tutto in una volta la tensione accumulata. 

 

Bruno mi raggiunge a tutta velocità! Lo abbraccio! Non riesco a lasciarlo! Tutta la tensione svanisce in quell'attimo, in quell' istante. Le lacrime di commozione mi rigano il viso. Sono così fiero e orgoglioso di lui!

 

Non è facile capire le motivazioni di chi spinge i limiti in montagna. Di chi li spinge tanto in là.  Non è facile nemmeno per me medesimo darmi delle motivazioni sul perché, figuriamoci se dovessi spiegarlo a qualcuno che la montagna la vede solo in fotografia. Tuttavia so cosa vuol dire arrivare anche solo ad immaginare di osare una discesa tanto ardita. So quanto sia lunga la strada che ha portato sino a quella cima. Non mi riferisco al semplice tragitto che dal parcheggio della macchina porta fino al Pizzo Roseg, ma a tutti quei passi che ci sono voluti prima. Non sono pochi e non sono facili.

 

Non ho mai smesso di elogiare le doti e la grinta di Bruno. Un ragazzo come tanti altri, ma che ha quel qualcosa in più, e, quel qualcosa in più è parecchio in più! Non conta se si stia parlando di alpinismo, di freeride, di sci-alpinismo, di sci ripido, di ghiaccio, di mountain bike: lui ha davvero quattro marce in più.  Il più completo personaggio che abbia mai visto.

 

 

Bravo Bruno, bravo davvero!!

 

 

 

 

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Commenta il post