Sunday 26 october 2014 7 26 /10 /Ott /2014 21:04

Grosio, 26 ottobre 2014

 

Non ci sono più le mezze stagioni, d'altronde non ci sono più nemmeno le groupie di una volta come dicono sempre quegli assi dei Rumble Tumble! Ecco quindi seguire le condizioni della montagna quando arrivano, indipendentemente dal mese del calendario.

Ieri sera mi chiama Bruno dicendomi: "Pizzo Palù? Forse la Soresini è in condizioni. Andiamo?"


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sperone Kuffner e la via di discesa lungo la via Soresini

 

Come sempre non rifiuto mai nessuna proposta che mi arriva dall'uomo medio.

Mentre saliamo verso la cima lo sguardo è catturato dalla discesa che sembra davvero in buone condizioni. La logicità della linea è di una bellezza sconvolgente. Non posso però fare a meno di pensare che giusto tre giorni prima eravamo a Siurana a tirar tacce, al caldo vento della Spagna mentre le nostre pance si riempivano di cerveza! 

La prima curva è sempre la più difficile da fare, come il primo passo, poi azzeccata quella, tutto viene un attimino più semplice, sicuramente più fluido. 

 

Un tratto di neve durissima su una forte pendenza ci costringe a scalettare con le due picche a modalità piolet-traction. Poi di nuovo il piacere della sciata ripida e l'abbraccio alla fine delle difficoltà su un pianoro baciati dal sole completano questa nuova ed intensa avventura!


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Bruno Mottini e il richiamo del Pizzo Palù

 

 

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Bruno Mottini mentre andiamo a percorre gli ultimi metri per controllare lo stato della neve

 

 

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Giuliano Bordoni pochi metri prima della cima

 

 

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Bruno Mottini e le prime curve

 

 

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Bruno Mottini e Giuliano Bordoni al termine della bellissima discesa

 

Non perdetevi il trailer del Film: "La decisione " del regista Gerhard Baur che narra della prima discesa ad opera di Franz Seeberger. (https://www.youtube.com/watch?v=n0ubFfdpCHk)

 

 

 leggero, veloce, profondo

giuliano "bordons" bordoni

 

Di gbordons
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Saturday 14 june 2014 6 14 /06 /Giu /2014 10:35

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Ho scelto.

Ho scelto di andare in montagna e vivere la montagna.

I motivi sono molteplici ma comunque tutti riconducibili alle origini. A quelle sensazioni, a quelle emozioni, immutate che ho ricevuto da piccolo, quando ero bambino.

Questa mia scelta viene rifatta di giorno in giorno, per ogni giorno. 

 

Mai però, come questa settimana, ho sentito così forte il ricordo profondo del perché.

 

Malghera, 2014. Una settimana, una baita e quattro ragazzini di 8 e 11 anni. 

 

Un ritorno al principio, di quando, lassù, ci stavo con la mia zia e la mia nonna. Un tuffo nei ricordi di quando erano le partite a tappo a tenermi agitato o di quando col mio amico del cuore Marco si giocava alla guerra di pigne nei boschi. Al lancio dei sassi nei fiumi o a farli saltare il maggior numero di volte sullo specchio d'acqua dei laghi. Alle gare di chi resisteva più a lungo con i piedi nel torrente gelido o nella fontana. La caccia alle vipere. I curnat, le torte, le colazioni con latte e brasciadei. Il vin brulè.  Le storie di paura nei lettoni sotto le travi scricchiolanti del tetto in legno. L'attesa dei temporali. Il fuoco del camino. Andar a spiare gli animali e voler scoprire cosa ci fosse dietro alla prossima collina e poi montagna. Cose semplice. Cose che per qualche motivo mi facevano sentire…mi facevano sentire felice, forse grande, sicuramente pieno, arricchito. Mi facevano stare BENE insomma. 

 

Una settimana in cui, grazie a questi miei quattro piccoli grandi amici, sono tornato bambino, sono stato un eroe rimanendo uno di loro, di quei piccoli piedi che ancora stanno imparando dove e come esser portati uno di fronte all'altro. 

 

Una sera, l'ultima della nostra vacanza, quando il buio ormai era calato e i quattro bricconcelli erano dentro i sacchi a pelo nella tenda tutta per loro, sento:

 

- "oh ma stasera è l'ultima notte in col Bordoni?!"

- " é veroo.." - in coro

- "allora godiamocela!"

 

 ed io, sdraiato nella mia amaca appena fuori dal loro bivacco, non riesco a trattenere una lacrima di commozione sentendomi ancora  parte di un mondo che ogni giorno, voglio fatto proprio così come lo vorrei.

 

leggero, veloce, profondo

giuliano "bordons" bordoni

 

 

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Di gbordons
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Thursday 1 may 2014 4 01 /05 /Mag /2014 19:00

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Ero piccolo ma non così piccolo. Mio padre come tutti i padri era il mio eroe. Lui correva in kart poi in macchina poi è arrivata mia sorella e subito dopo io e ha iniziato a correr dietro a noi. Ha messo via il suo sogno, il più grande suo: quello del pilota. Era bravo lui, mio padre intendo, come dal resto lo è stato e lo è con tutti gli sport in cui si è cimentato. L'eroe di mio padre era Ayrton. Ayrton Senna. Per questo lui per me  ovviamente era il mio super eroe: era l'eroe del mio eroe!

 

Per riflesso condizionato amavo i motori, ogni genere di veicolo a  motore e ovviamente la velocità.  Il fatto è, che io, in realtà amavo già di mio quelle cose lì, il profumo della benzina, l'odore delle gomme bruciate, il rumore martellante nei timpani delle orecchie di quando il motore del mio kart arrivava a 19 mila giri sulla pista di Lonato. Adoravo la sensazione di quando abbassavo la visiera del casco e tutto il mio mondo era dentro quel volante duro. Mi estraniavo da tutto il resto!

 

Arrivava il venerdì e iniziavano le prove di formula uno, mio padre era attaccato alla tele, io lì, al suo fianco, seduto sullo stesso divano mentre incitava e rendeva tutto più epico (a volte esagerando non poco). Mi piaceva vedere quel brasiliano. Era proprio bravo, veloce e determinato. Ero piccolo si, ma non così piccolo da non capire che era un illuminato! 

 

Ricordo quel giorno che finalmente vinse il gran premio del suo paese, del suo Brasile, dopo che il suo cambio si era bloccato sulla sesta marcia. Gli ultimi giri hanno tenuto tutti col fiato in gola. Il mio pure! Aveva tenuto duro come un gladiatore, riuscendo a portare al traguardo, al primo posto, la sua vettura. Dalla fatica e dallo sforzo era svenuto, era devastato. Le spalle e le braccia erano distrutte dalla fatica. Eppure, eppure una volta salito sul gradino più alto del podio aveva alzato la bandiera del suo paese e poi la coppa pesante. In quell'istante tutto il suo Brasile era esploso ed imploso. Cielo santo faticava a stare in piede e a stringere le mani eppure ha alzato quella coppa pesante su, verso cielo, verso i suoi brasiliani che facevano tremare, in quell'istante, tutta la terra. Un gesto che aveva una carica simbolica per quella gente piegata dalla propria situazione sociale incredibile. Quell' ometto aveva sempre dato speranza e luce al suo popolo, e, non solo al suo,  attraverso la sua determinazione, il suo talento, la sua correttezza. Era un esempio di sportivo ma ancor più di uomo. 

 

Senna si era promesso che se fosse arrivato in alto avrebbe aiutato chi stava in basso. Non manco' alla sua promessa. Ovvio, era uno leale! Molti bambini brasiliani grazie alla sua associazione hanno potuto frequentare una scuola. Hanno potuto imparare, avere una formazione. Non è cosa da poco! Aveva un cuore grande.

 

 

Quel primo maggio di vent'anni fa me lo ricordo bene. Mi ricordo sin dalle qualifiche del venerdì. L'incidente di Barrichello, poi la morte di Ratzemberger il sabato. Mi ricordo lo sguardo spaesato e pieno di incertezza di Ayrton nella sua monoposto sulla griglia di partenza. Mi ricordo i primi giri dietro la safety car e mi ricordo quella curva. Quella dannata curva del tamburello. Mi ricordo quel botto. Mi ricordo l'incredulità di quello che era successo. Non poteva esser reale. Eppure lo era. Tutto poi cambiò.

 

Allora non sapevo ancora che in quel giorno tutta la mia vita prese una piega totalmente diversa. Me ne rendo conto solo ora, in questo istante mentre scrivo queste parole. 

 

In una maniera sottile quel brasiliano mi aveva aperto un mondo, purtroppo non era quello delle corse (tutta la gente dietro ai motori cambiò col tempo anche nelle piccole categorie, era tutto basato sul dio denaro  e sulla politica, non c'era più quella competizione, quella voglia di divertirsi, della velocità pura a se stessa, ed io, tutto ciò non riuscivo a sopportarlo,  in me non c'era abbastanza talento o abbastanza denaro per sfondare). Ma quel brutto giorno di vent'anni fà mi si apri il mondo della condivisione. Di fare qualcosa che fosse più grande. Mi si impianto' dentro un seme, quello di lasciare un segno forte dietro. Ayrton come ho detto era un illuminato e come tale ha illuminato il suo popolo e molta altra gente. Aveva una missione e la sentiva dentro fortemente, una missione concessa non per caso e non per caso obbedì a questa chiamata. Ognuno di noi ne ha una! Questo è ciò che è  riuscito a  passarmi ed oggi, tutto questo mi è più chiaro. Oggi mi è chiara la provenienza di molte mie scelte, di molti miei modi essere. 

 

Senna non era solo un grande pilota. Era molto di più.

 

Vedere, qualche sera fa in televisione la ricostruzione della sua storia mi ha aperto un buco, una voragine nello stomaco. Avevo le lacrime agli occhi esattamente come le ho ora mentre scrivo questi miei pensieri.  Ho fatto un tuffo nel passato, nei sogni di quando ero bambino. Ho risentito dentro il cuore tutto ciò che è cambiato in questi ultimi vent'anni, tutte le perdite avute, tutte i vuoti che mi hanno divorato. Tutti i sogni accantonati.

 

 

 

La foto che mi ritrae con Senna è stata scattata a Monza. Poco prima che prendesse l'elicottero subito dopo il Gran Premio d'Italia. Quel giorno, in quell' anno non aveva vinto. Eppure, eppure aveva trovato il tempo e la voglia di fare una foto con un bambino qualsiasi, anzi, ricordo bene che dopo il primo scatto fece cenno a mio padre di farne un 'altra nel caso non fosse venuta. Poi prese un evidenziatore e mi autografo' un poster, mi diede una pacca, mi fece un sorriso e se ne andò. In quel gesto era racchiusa tutta la sua grandezza, la grandezza di un uomo che sapeva bene di esser un uomo.

 

"Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita."  - Ayrton Senna

 

 

Di gbordons
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Tuesday 11 march 2014 2 11 /03 /Mar /2014 09:17

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L' heliski non è eticamente corretto. Non è eticamente corretto per raggiungere una montagna, non vale, ovvio! Non ho ancora sentito qualcuno che facendo dell' heliski mi dicesse: ho raggiunto la Cima della Breva. Piuttosto ho sentito: "Oggi ho sciato là, da quelle parti."

 

L'heliski, è un attività ludica fine a se stessa, è un mezzo costosissimo per andare a sciare. Di questo non devo portare invidia. Anche gli impianti di risalita sono dei mezzi per andare a sciare. Sciare è questo. 

 

Poi c'è l'alpinismo, lo sci-alpinismo, il backcountry, lo sci ripido, il trekking e via dicendo. Se piace una cosa non vuol dire che non possa piacere anche l'altra. Se uno gli piace andare in moto non vuol dire che non gli possa piacere andare in bicicletta da corsa, entrambe si fanno su strade asfaltate. Se uno fa dell' heliski non vuol dire che non gli piaccia far fatica e/o andare  in montagna by fair means. Questo perché sono due attività completamente slegate tra loro.

 

Va da sé che alla base di tutte le attività ci dovrebbe esser il rispetto reciproco e la coerenza tra i propri pensieri e le proprie azioni.

 

Va da sè che se sto arrivando con le pelli ad un colle o ad una cima e mi ronza sopra la testa un elicottero mi da fastidio, se poi, mi sbarca pure quattro persone che mi rubano la prima traccia, allora scendo e gli spacco i bastoni sugli stinchi!

 

Relax e buona powder a tutti! 

 

Ps: la stagione dello sci alpinismo è alle porte e con essa anche quella  delle grandi montagne e del ripido! Enjoy it, and forget about heliski che la sua stagione è ormai agli sgoccioli per quest'anno:-)

Di gbordons
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Monday 24 february 2014 1 24 /02 /Feb /2014 21:49

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ph Daniele Molineris - rider Stefano munari 

 

I photo contest, come ogni tipo di gara, sono delle competizioni! Ed io sono competitivo, su questo non ci piove! Ci metto il massimo, poi vada come vada, fermo restando che una buona dose di Everling ci deve essere!

Così anche andar per montagna, infatti, non posso negare che non ci sia del challenge, non posso negare che non ci sia una buona componente di sfida verso se stessi o verso gli amici o verso i "nemici".

Sarei falso a negarlo.

 

Questo aspetto, però, non deve  travalicare la passione, la voglia e l'amore di essere e andare in montagna.

 

 

A fin dei conti, tuttavia, non mi interessa così tanto vincere o meno il KOD, non è prioritario. Mi sono divertito, ho avuto una squadra strepitosa, oltre che amici profondi. Abbiamo atteso assieme, abbiamo sudato assieme, abbiamo corso assieme e ci siamo divertiti assieme! Siamo stati everling!

 

Però.. però mi dispiace e mi spiace parecchio, perchè Daniele, il nostro fotografo, quel premio se lo meritava. Se lo meritava davvero!

 

Da sempre amo la fotografia, come forma d'arte, come forma comunicativa! Sia per quello che il fotografo in uno scatto di un nano secondo, riesce a trasmettere: dal suo occhio alla nostra anima; sia per quello che i nostri occhi possono assorbiere attraverso quel fermo immagine. Un dualismo non indifferente.

 

Quello che può trasmettere l'autore non è sempre e per forza quello che lo spettatore riesce, può e vuole cogliere. Come dire: questo è quello che vedo io, e tu, cosa ci vedi dentro? Esattamente come la pittura, la musica o una curva su un pendio intonso. 

 

Ecco perchè da sempre mi ha affascianto la fotografia, ecco perchè ho da sempre guardato, e quel guardare andava ben oltre a posare semplicemente gli occhi su  un immagine, tutte le fotografie.

 

Tutto ciò per dire che di foto ne ho guardate parecchie, e, quella di Daniele fatta a Stefano Munari, mi ha lasciato a bocca aperta! Credo, sia la foto più bella in assoluto che abbia mai visto! 

 

Daniele è sempre stato una persona molta autocritica, forse troppo. Più volte mi sono dovuto sorbire i suoi commenti del tipo: non sono così bravo, mi spiace se vi faccio rallentare, scusa se non è venuta bella la foto, e via dicendo! Immancabilmente lo mandavo a fanculo!

Ci tenevo che vincesse, perchè sarebbe stata la prova lampante della sua bravura, del suo talento messo troppe volte in discussione da se stesso, ma, mai da me!  Ecco perchè mi spiace così tanto non esser arrivato sul podio in questo photo contest.

 

Indipendentemente dal risultato, in cuor mio, obbiettivamente, il KING è Daniele! Senza nulla togliere a nessuno, ci manca!

 

 

Grazie Dani per esser stato della nostra squadra e grazie Munni per tutto quello che c'è dietro!

 

Un grazie gigante ai Mustache Team e a Simone Barbieri. Dalle piccole cose si vede la persona grande che sei! La tua passione e la tua energia è coinvolgente ed è il dono più bello che una persona possa dare! Sei un faro per me!

 

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ph Daniele Molineris - rider Giuliano Bordoni

 

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ph Daniele Molineris - rider Stefano munari 

 

 

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ph Daniele Molineris - rider Giuliano Bordoni

 

 

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