Saturday 14 june 2014 6 14 /06 /Giu /2014 10:35

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Ho scelto.

Ho scelto di andare in montagna e vivere la montagna.

I motivi sono molteplici ma comunque tutti riconducibili alle origini. A quelle sensazioni, a quelle emozioni, immutate che ho ricevuto da piccolo, quando ero bambino.

Questa mia scelta viene rifatta di giorno in giorno, per ogni giorno. 

 

Mai però, come questa settimana, ho sentito così forte il ricordo profondo del perché.

 

Malghera, 2014. Una settimana, una baita e quattro ragazzini di 8 e 11 anni. 

 

Un ritorno al principio, di quando, lassù, ci stavo con la mia zia e la mia nonna. Un tuffo nei ricordi di quando erano le partite a tappo a tenermi agitato o di quando col mio amico del cuore Marco si giocava alla guerra di pigne nei boschi. Al lancio dei sassi nei fiumi o a farli saltare il maggior numero di volte sullo specchio d'acqua dei laghi. Alle gare di chi resisteva più a lungo con i piedi nel torrente gelido o nella fontana. La caccia alle vipere. I curnat, le torte, le colazioni con latte e brasciadei. Il vin brulè.  Le storie di paura nei lettoni sotto le travi scricchiolanti del tetto in legno. L'attesa dei temporali. Il fuoco del camino. Andar a spiare gli animali e voler scoprire cosa ci fosse dietro alla prossima collina e poi montagna. Cose semplice. Cose che per qualche motivo mi facevano sentire…mi facevano sentire felice, forse grande, sicuramente pieno, arricchito. Mi facevano stare BENE insomma. 

 

Una settimana in cui, grazie a questi miei quattro piccoli grandi amici, sono tornato bambino, sono stato un eroe rimanendo uno di loro, di quei piccoli piedi che ancora stanno imparando dove e come esser portati uno di fronte all'altro. 

 

Una sera, l'ultima della nostra vacanza, quando il buio ormai era calato e i quattro bricconcelli erano dentro i sacchi a pelo nella tenda tutta per loro, sento:

 

- "oh ma stasera è l'ultima notte in col Bordoni?!"

- " é veroo.." - in coro

- "allora godiamocela!"

 

 ed io, sdraiato nella mia amaca appena fuori dal loro bivacco, non riesco a trattenere una lacrima di commozione sentendomi ancora  parte di un mondo che ogni giorno, voglio fatto proprio così come lo vorrei.

 

leggero, veloce, profondo

giuliano "bordons" bordoni

 

 

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Di gbordons
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Thursday 1 may 2014 4 01 /05 /Mag /2014 19:00

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Ero piccolo ma non così piccolo. Mio padre come tutti i padri era il mio eroe. Lui correva in kart poi in macchina poi è arrivata mia sorella e subito dopo io e ha iniziato a correr dietro a noi. Ha messo via il suo sogno, il più grande suo: quello del pilota. Era bravo lui, mio padre intendo, come dal resto lo è stato e lo è con tutti gli sport in cui si è cimentato. L'eroe di mio padre era Ayrton. Ayrton Senna. Per questo lui per me  ovviamente era il mio super eroe: era l'eroe del mio eroe!

 

Per riflesso condizionato amavo i motori, ogni genere di veicolo a  motore e ovviamente la velocità.  Il fatto è, che io, in realtà amavo già di mio quelle cose lì, il profumo della benzina, l'odore delle gomme bruciate, il rumore martellante nei timpani delle orecchie di quando il motore del mio kart arrivava a 19 mila giri sulla pista di Lonato. Adoravo la sensazione di quando abbassavo la visiera del casco e tutto il mio mondo era dentro quel volante duro. Mi estraniavo da tutto il resto!

 

Arrivava il venerdì e iniziavano le prove di formula uno, mio padre era attaccato alla tele, io lì, al suo fianco, seduto sullo stesso divano mentre incitava e rendeva tutto più epico (a volte esagerando non poco). Mi piaceva vedere quel brasiliano. Era proprio bravo, veloce e determinato. Ero piccolo si, ma non così piccolo da non capire che era un illuminato! 

 

Ricordo quel giorno che finalmente vinse il gran premio del suo paese, del suo Brasile, dopo che il suo cambio si era bloccato sulla sesta marcia. Gli ultimi giri hanno tenuto tutti col fiato in gola. Il mio pure! Aveva tenuto duro come un gladiatore, riuscendo a portare al traguardo, al primo posto, la sua vettura. Dalla fatica e dallo sforzo era svenuto, era devastato. Le spalle e le braccia erano distrutte dalla fatica. Eppure, eppure una volta salito sul gradino più alto del podio aveva alzato la bandiera del suo paese e poi la coppa pesante. In quell'istante tutto il suo Brasile era esploso ed imploso. Cielo santo faticava a stare in piede e a stringere le mani eppure ha alzato quella coppa pesante su, verso cielo, verso i suoi brasiliani che facevano tremare, in quell'istante, tutta la terra. Un gesto che aveva una carica simbolica per quella gente piegata dalla propria situazione sociale incredibile. Quell' ometto aveva sempre dato speranza e luce al suo popolo, e, non solo al suo,  attraverso la sua determinazione, il suo talento, la sua correttezza. Era un esempio di sportivo ma ancor più di uomo. 

 

Senna si era promesso che se fosse arrivato in alto avrebbe aiutato chi stava in basso. Non manco' alla sua promessa. Ovvio, era uno leale! Molti bambini brasiliani grazie alla sua associazione hanno potuto frequentare una scuola. Hanno potuto imparare, avere una formazione. Non è cosa da poco! Aveva un cuore grande.

 

 

Quel primo maggio di vent'anni fa me lo ricordo bene. Mi ricordo sin dalle qualifiche del venerdì. L'incidente di Barrichello, poi la morte di Ratzemberger il sabato. Mi ricordo lo sguardo spaesato e pieno di incertezza di Ayrton nella sua monoposto sulla griglia di partenza. Mi ricordo i primi giri dietro la safety car e mi ricordo quella curva. Quella dannata curva del tamburello. Mi ricordo quel botto. Mi ricordo l'incredulità di quello che era successo. Non poteva esser reale. Eppure lo era. Tutto poi cambiò.

 

Allora non sapevo ancora che in quel giorno tutta la mia vita prese una piega totalmente diversa. Me ne rendo conto solo ora, in questo istante mentre scrivo queste parole. 

 

In una maniera sottile quel brasiliano mi aveva aperto un mondo, purtroppo non era quello delle corse (tutta la gente dietro ai motori cambiò col tempo anche nelle piccole categorie, era tutto basato sul dio denaro  e sulla politica, non c'era più quella competizione, quella voglia di divertirsi, della velocità pura a se stessa, ed io, tutto ciò non riuscivo a sopportarlo,  in me non c'era abbastanza talento o abbastanza denaro per sfondare). Ma quel brutto giorno di vent'anni fà mi si apri il mondo della condivisione. Di fare qualcosa che fosse più grande. Mi si impianto' dentro un seme, quello di lasciare un segno forte dietro. Ayrton come ho detto era un illuminato e come tale ha illuminato il suo popolo e molta altra gente. Aveva una missione e la sentiva dentro fortemente, una missione concessa non per caso e non per caso obbedì a questa chiamata. Ognuno di noi ne ha una! Questo è ciò che è  riuscito a  passarmi ed oggi, tutto questo mi è più chiaro. Oggi mi è chiara la provenienza di molte mie scelte, di molti miei modi essere. 

 

Senna non era solo un grande pilota. Era molto di più.

 

Vedere, qualche sera fa in televisione la ricostruzione della sua storia mi ha aperto un buco, una voragine nello stomaco. Avevo le lacrime agli occhi esattamente come le ho ora mentre scrivo questi miei pensieri.  Ho fatto un tuffo nel passato, nei sogni di quando ero bambino. Ho risentito dentro il cuore tutto ciò che è cambiato in questi ultimi vent'anni, tutte le perdite avute, tutte i vuoti che mi hanno divorato. Tutti i sogni accantonati.

 

 

 

La foto che mi ritrae con Senna è stata scattata a Monza. Poco prima che prendesse l'elicottero subito dopo il Gran Premio d'Italia. Quel giorno, in quell' anno non aveva vinto. Eppure, eppure aveva trovato il tempo e la voglia di fare una foto con un bambino qualsiasi, anzi, ricordo bene che dopo il primo scatto fece cenno a mio padre di farne un 'altra nel caso non fosse venuta. Poi prese un evidenziatore e mi autografo' un poster, mi diede una pacca, mi fece un sorriso e se ne andò. In quel gesto era racchiusa tutta la sua grandezza, la grandezza di un uomo che sapeva bene di esser un uomo.

 

"Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita."  - Ayrton Senna

 

 

Di gbordons
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Tuesday 11 march 2014 2 11 /03 /Mar /2014 09:17

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L' heliski non è eticamente corretto. Non è eticamente corretto per raggiungere una montagna, non vale, ovvio! Non ho ancora sentito qualcuno che facendo dell' heliski mi dicesse: ho raggiunto la Cima della Breva. Piuttosto ho sentito: "Oggi ho sciato là, da quelle parti."

 

L'heliski, è un attività ludica fine a se stessa, è un mezzo costosissimo per andare a sciare. Di questo non devo portare invidia. Anche gli impianti di risalita sono dei mezzi per andare a sciare. Sciare è questo. 

 

Poi c'è l'alpinismo, lo sci-alpinismo, il backcountry, lo sci ripido, il trekking e via dicendo. Se piace una cosa non vuol dire che non possa piacere anche l'altra. Se uno gli piace andare in moto non vuol dire che non gli possa piacere andare in bicicletta da corsa, entrambe si fanno su strade asfaltate. Se uno fa dell' heliski non vuol dire che non gli piaccia far fatica e/o andare  in montagna by fair means. Questo perché sono due attività completamente slegate tra loro.

 

Va da sé che alla base di tutte le attività ci dovrebbe esser il rispetto reciproco e la coerenza tra i propri pensieri e le proprie azioni.

 

Va da sè che se sto arrivando con le pelli ad un colle o ad una cima e mi ronza sopra la testa un elicottero mi da fastidio, se poi, mi sbarca pure quattro persone che mi rubano la prima traccia, allora scendo e gli spacco i bastoni sugli stinchi!

 

Relax e buona powder a tutti! 

 

Ps: la stagione dello sci alpinismo è alle porte e con essa anche quella  delle grandi montagne e del ripido! Enjoy it, and forget about heliski che la sua stagione è ormai agli sgoccioli per quest'anno:-)

Di gbordons
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Monday 24 february 2014 1 24 /02 /Feb /2014 21:49

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ph Daniele Molineris - rider Stefano munari 

 

I photo contest, come ogni tipo di gara, sono delle competizioni! Ed io sono competitivo, su questo non ci piove! Ci metto il massimo, poi vada come vada, fermo restando che una buona dose di Everling ci deve essere!

Così anche andar per montagna, infatti, non posso negare che non ci sia del challenge, non posso negare che non ci sia una buona componente di sfida verso se stessi o verso gli amici o verso i "nemici".

Sarei falso a negarlo.

 

Questo aspetto, però, non deve  travalicare la passione, la voglia e l'amore di essere e andare in montagna.

 

 

A fin dei conti, tuttavia, non mi interessa così tanto vincere o meno il KOD, non è prioritario. Mi sono divertito, ho avuto una squadra strepitosa, oltre che amici profondi. Abbiamo atteso assieme, abbiamo sudato assieme, abbiamo corso assieme e ci siamo divertiti assieme! Siamo stati everling!

 

Però.. però mi dispiace e mi spiace parecchio, perchè Daniele, il nostro fotografo, quel premio se lo meritava. Se lo meritava davvero!

 

Da sempre amo la fotografia, come forma d'arte, come forma comunicativa! Sia per quello che il fotografo in uno scatto di un nano secondo, riesce a trasmettere: dal suo occhio alla nostra anima; sia per quello che i nostri occhi possono assorbiere attraverso quel fermo immagine. Un dualismo non indifferente.

 

Quello che può trasmettere l'autore non è sempre e per forza quello che lo spettatore riesce, può e vuole cogliere. Come dire: questo è quello che vedo io, e tu, cosa ci vedi dentro? Esattamente come la pittura, la musica o una curva su un pendio intonso. 

 

Ecco perchè da sempre mi ha affascianto la fotografia, ecco perchè ho da sempre guardato, e quel guardare andava ben oltre a posare semplicemente gli occhi su  un immagine, tutte le fotografie.

 

Tutto ciò per dire che di foto ne ho guardate parecchie, e, quella di Daniele fatta a Stefano Munari, mi ha lasciato a bocca aperta! Credo, sia la foto più bella in assoluto che abbia mai visto! 

 

Daniele è sempre stato una persona molta autocritica, forse troppo. Più volte mi sono dovuto sorbire i suoi commenti del tipo: non sono così bravo, mi spiace se vi faccio rallentare, scusa se non è venuta bella la foto, e via dicendo! Immancabilmente lo mandavo a fanculo!

Ci tenevo che vincesse, perchè sarebbe stata la prova lampante della sua bravura, del suo talento messo troppe volte in discussione da se stesso, ma, mai da me!  Ecco perchè mi spiace così tanto non esser arrivato sul podio in questo photo contest.

 

Indipendentemente dal risultato, in cuor mio, obbiettivamente, il KING è Daniele! Senza nulla togliere a nessuno, ci manca!

 

 

Grazie Dani per esser stato della nostra squadra e grazie Munni per tutto quello che c'è dietro!

 

Un grazie gigante ai Mustache Team e a Simone Barbieri. Dalle piccole cose si vede la persona grande che sei! La tua passione e la tua energia è coinvolgente ed è il dono più bello che una persona possa dare! Sei un faro per me!

 

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ph Daniele Molineris - rider Giuliano Bordoni

 

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ph Daniele Molineris - rider Giuliano Bordoni

 

 

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ph Daniele Molineris - rider Stefano munari 

 

 

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ph Daniele Molineris - rider Stefano munari 

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ph Daniele Molineris - rider Giuliano Bordoni

 

 

leggero, veloce, profondo

giuliano "bordons" bordoni

Di gbordons
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Thursday 13 february 2014 4 13 /02 /Feb /2014 11:16

 

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Le Guide Alpine non sono una forma astratta o mitologica, ancor meno non sono gli Dei della Montagna che hanno poteri magici sull'incolumità delle persone. Le guide Alpine sono dei professionisti della montagna, formati e ricchi di esperienze in continua crescita. 

Nei due giorni scorsi, a Madesimo, si è tenuto un educational per la stampa intitolato:


"Montagna invernale: i pericoli della neve."


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Un evento fortemente voluto dal Collegio delle Guide Alpine Lombardia e dalla Regione Lombardia che non avrebbe mai avuto luogo senza il grandissimo sostegno e supporto non solo di Marco Garbin ma anche di Madesimo e del Consorzio Turistico di Madesimo.

 

Un evento unico nella storia delle Guide Alpine e dei giornalisti, dove per la prima volta si sono mossi dei passi in simbiosi per adoperarsi nella causa della sensibilizzazione alla sicurezza in montagna ,in particolar modo a quella invernale.

 

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Troppo spesso, per mancanza di informazione e cultura, vengono generalizzati e veicolati messaggi sbagliati. Ecco quindi la volontà di quest'incontro, un educational appunto. Un educational dove gli addetti stampa hanno potuto godere prima di una giornata accompagnata dalle Guide alpine in escursioni con ciaspole, gite scialpinistiche e percorsi freeride, in seguito, una lezione in aula tenuta da Arpa e da un carismatico e coinvolgente Fabiano Monti responsabile del progetto Freeride di Livigno, nonché Dottore di ricerca scienze ambientali conseguito presso l' istituto SLF di Davos, osservatore nivologico AINEVA, Maestro di Snowboard con specializzazione freeride.

 

Fabiano è stato un elemento prezioso di quest'incontro perché ha saputo legare magistralmente le nozioni tecniche e scientifiche alle nozioni pratiche apprese sul campo la mattina.

 

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In Montagna nessuno può garantire e/o avere la sicurezza al 100%, così come non si possono prevedere con certezza il distacco o meno delle valanghe. Questo non vuol dire che non si possono ridurre i rischi. Per farlo ci vuole testa e saperla usare, avere con sé il materiale di autosoccorso (ARTVA, sonda e pala) e saperli utilizzare. Questi strumenti servono per la localizzazione di un eventuale seppellimento e quindi il disseppellimento del travolto. Strumenti fondamentali per l'autosoccorso. Dobbiamo sottolineare il fatto che nei primi 15 minuti di coinvolgimento da evento da valanga, sono fondamentali per avere più del 90 percento di possibilità di salvare la vita senza danni permanenti ai nostri amici. Ecco perché è importante parlare di autosoccorso e non di soccorso organizzato e Soccorso Alpino, che pur efficientissimi e preparatissimi non potranno mai giungere sul loco, per motivi logistici, in tale breve tempo: 15 minuti appunto.

 

Generalizzare i freerider come incoscienti è totalmente sbagliato, perché questi personaggi, sono tutt'altro che incoscienti, ma presentano una cultura sulla sicurezza in montagna grandissima, nonostante le immagine veicolate dai mass media possono trarre in inganno. Tuttavia tutti coloro che affrontano la montagna invernale su terreni innevati non battuti, che essi siano ciaspolatori, ghiacciatori , motoslitta, sciatori fuoripista, sciatori a bordo pista, chi più ne ha più ne metta, sono degli incoscienti nel momento in cui affrontano queste attività senza la dovuta attrezzatura da autosoccorso. Va da sé, che possedere anche l'ultimo ritrovato tecnologico senza la capacità di utilizzo, senza nozione alcuna di ricerca in valanga  e senza un cervello da utilizzare non serve a nulla.

 

L' Assessore Antonio Rossi, elemento prezioso e dal carattere forte, nonché  rivelazione di grandi capacità sciistiche, coadiuvato da Luca Biagini, presidente delle Guide Alpine Lombardia, hanno voluto sottolineare l'importanza degli addetti stampa per veicolare i messaggi sulla sicurezza. Loro hanno un gran potere di sensibilizzazione in quanto arrivano ad un' utenza nettamente maggiore di tutte le Guide Alpine e Maestri di Sci messi assieme, per questo il loro compito risulta tanto prezioso quanto fondamentale, per far si che non ci si riduca in futuro ad avere ulteriori divieti, ma al contrario, si diffonda la giusta  e corretta cultura. Una cultura che porti sempre più spesso le persone ad andare in montagna per TORNARE, sottolineo l'importanza di tale verbo, tornare a casa felici e ricchi di un'esperienza unica e profonda che solo l'ambiente naturale può regalare. 

 

Non sono le montagne ad esser conquistate, nessuno lo ha fatto mai, ma sono le montagne a  conquistare noi, ed è, attraverso loro che noi stessi ci conquistiamo. Con loro, le montagne,  noi cresciamo. Questa è la magia di quest'ambiente in cui, noi Guide Alpine, abbiamo la fortuna di poter lavorare e quindi accompagnare e condividere tali bellezze e tali esperienze agli altri.

 

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ph by Daniele Molineris

 

 

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